La commedia vera

Un giorno Dante Alighieri, quando era sui trentacinque, andò in un bosco dove non c'era mai stato e su questo non ci sono dubbi perché ci si perse subito. Perché ci andò, per cercare i funghi o a far ghiande, non si sa, ma questo un c'importa.

Dunque, ad un certo punto, il nostro Dante si accorse d'essere in un ginepraio; un sapeva più dove andare, cominciò a battere capate nei rami e stincate nei massi. Questo lui un lo disse dopo, ma si capisce bene perché dal gran male principiò a vedere animalacci strani; fra l'altro una lonza. O che è infatti una lonza?

Finalmente, dopo un paio d'ore che sfrascava, tutto graffiato dai pruni e tutto lividure dà tonfi, mentre piagnucolava: "Poerino a me, in do son cascato!" Dante vide un omino dietro un querciolo. Riprese subito animo e gli disse, tanto per darsi arie di non aver paura: "Come va il carbone quest'anno?" Infatti Dante credeva d'avere il dono dell'intuizione e quell'omino nel bosco per lui non poteva essere che un boscaiolo.

"Carbonaio tu sarai te e quel bucaiolo di tù pà!" Fu la risposta secca di quello dietro il querciolo, che poi proseguì "E un ci diamo arie perché io so bene la fifa che tu hai. Gnamo, vieni qua che ti devo far fare una giratina". Dante a quella rispostaccia, risentì tutti i su mali e prese a dire: "Ma io, veramente, vorrei uscire di qui e ritornare a Firenze" ma quell'altro te l'agguantò per una manica e a sbalzi e sbalzelloni lo trascicò verso un monte di massi. Qui giunti, in una radura, Dante vide un branco di vecchioni a sedere, parecchi accoccolati intorno ad un fuoco perché faceva freschino. "Questo è il Limbo" disse l'omino a Dante che aveva spalancato una bocca da stolto meravigliato "Giù, dì qualche cosa" continuò, dando a Dante una gomitata fra le costole. Dante, appena riebbe preso fiato, farfugliò "Buona sera, signori, scusino e secondo lui, intavolò conversazione.

Invece, quegli altri, chi parlava greco, chi egiziano, chi latino e Dante un ci capì proprio niente. Finché uno di loro si rizzò da sedere, gli venne vicino e gli disse: "Vieni con me, Io sono il duce tuo".

Dante scattò sull'attenti e berciò "A noi" e poi mormorò tutto confuso: "Scusi, Eccellenza, un l'avevo riconosciuto" ma quell'altro gli disse acido: "O ciucco, un te l'anno detto a scuola che duce vuol dire condottiero ed anche guida? Io sono Virgilio, quello dell'Eneide e sono la tua guida". Dante ne fece un'altra, poiché tirchio com'era, un voleva spender con le guide e cominciò a schivarsi col dire che un aveva tempo per visitare, che poi conosceva già i posti e che semmai lui si serviva della CIT perché ci aveva un cugino e non dell'Eneide che un aveva mai sentito rammentare.

Al che Virgilio perse la pazienza e sfrondato un ramo d'aborniello glielo ruppe sul groppone e Dante, per la prima volta nel libro, "cadde come corpo morto cade"

Quando si riebbe, Virgilio lo prese per la mano e lo menò giù per un sentiero, in fondo al quale scorreva un fiume. Dante stava per gridare che era l'Arno, ma sentendosi sempre bruciare la schiena, per timore di farne un'altra, stette zitto. In quel punto c'era un traghetto e di qui e di là un buggerio di gente. A traghettare c'era un barcone, con un pezzo d'uomo tutto sudato. Dante stette un po' a guardare e poi esclamò: "Bada, bada; quando è a vuoto affonda lo stesso do quando è piena, la barca!" Virgilio si voltò disgustato "O un ti darei un cazzotto" gli disse "Di tutte le cose nuove che ci sono, qui, guarda che va a notare questo zonzo!" Poi si volse al barcaiolo e gli urlò "Caronte, o Caronte, vieni qua, che dobbiamo passare il fiume" Caronte se n'era accorto subito che Dante pesava, che un era un'anima, perciò venne bestemmiando e brontolò: "Gnamo, facciamo presto e agguanta un remo anche te" e così dicendo si rivolse a Dante.

Vicino all'altra sponda, c'era una città, con mura alte e un portone nero. Sull'architrave c'era scritto quello che sanno tutti.

Dante, che per fortuna sua vedeva da qui a lì, non ci lesse e si guardò bene dal chiederlo a Virgilio.

Tutti e due entrarono, lasciando Caronte che biascicava agro: "Aspettala una mancia da un toscanaccio stringa!"

Dopo un quartiere di casucce, arrivarono in una vallata dove tirava un vento da sbarbare. Nel vento mulinellavano un monte di gente. Virgilio dette la solita gomitata a Dante che era sempre più rincoglionito e gli suggerì di parlare con qualcuno dei volantini. Dante si schiarì la voce e gridò ad una coppia che passava: "Ohi voi, fermatevi un pochino a far dù chiacchere, tanto mi fa l'idea che questo vento abbia a durare perché ieri sera il gatto di casa si leccava contro pelo". Virgilio alzò gli occhi al cielo, ormai rassegnato ed anche quei due si dissero: "Sentiamo che vuole questo stortarello" e si posarono su uno scoglio. "Chi siete?" attaccò Dante " Io mi chiamo Dante Alighieri e sto a Firenze, vicino al Supercinema". "Io sono Paolo e questa è Francesca e siamo di Rimini" rispose Paolo " E se tu ne vuoi sapere di più, tu hai a leggere il libro" Dante, intanto, si era accorto che il vento alzava le sottane a Francesca e che le si vedeva tutto; perciò, cercava di tirare il discorso per le lunghe. "Ditemi, ditemi" ricominciò "come vi ci trovate da queste parti...... " ma non poté finire perché Paolo aveva visto in dove Dante guardava, con un salto gli fu addosso e con quattro nocchini te lo ristese a terra quant'era lungo.

Un secchio d'acqua tinta, tiratogli sul viso, fece rinvenire Dante che si rizzò sui gomiti, boccheggiando. Virgilio, col secchio vuoto in mano, gli disse: "Gnamo, Alighieri, levati che c'è da camminare parecchio e un'alta volta impara a fare il donnaiolo!" Dante si rimise in piedi e s'avviò dietro a Virgilio traballando con i suoi poveri calli su quella sassicaia dell'inferno.

Di li a poco arrivarono in una boscaglia spinosa e inaridita. Virgilio si fermò, con un'aria di chi ha da mostrare chissà quale meraviglia. Dante lo guardò di sottecchi e fece spallucce, come a dire che gli pareva ci fosse pochino da vedere. Tanto per fare qualcosa, stroncò un ramino di un alberaccio contorto. Non l'avesse mai fatto! Una vociaccia arrugginita cominciò a sbraitare: "Ohioi, Ohioi. Figlio d'un cane d'un fiorentino, proprio addosso a me tu sei venuto a far legna!" Dante, impaurito, s'attaccò alla tonaca di Virgilio con tanta forza che gliela tirò giù e Virgilio rimase in mutande.

"O chi è che parla?" domandò. "Sono io, chi deve essere, mondo boia. Io, Pier delle Vigne". "Belline davvero queste vigne" prese a sfottere Dante, ma un'occhiataccia di Virgilio lo chetò subito. Allora Dante si riprese e volle fare il gentile "Scusi signor querciolo, non lo sapevo che era Pietro delle Vigne. Io sono Dante degli Alighieri, di Firenze e già che sono qui se lei volesse farmi una dichiarazione per la Nazione " Ma Virgilio l'agguantò per un braccio e lo tirò via. Più in là sentirono un vocio e un gran bestemmiare. Svoltarono dietro un masso e si trovarono davanti ad una gola fra due montagne. C'erano, in quel punto, un branco di diavoli che almanaccavano e berciavano, tutti molto preoccupati e chi teneva un'anima e chi due. In mezzo al branco, a sedere su una roccia, c'era un pezzo di diavolo più grande e più nero degli altri, che mugliava dalla rabbia e nafantava verso il cielo.

Virgilio (Dante gli era entrato sotto la toga dalla paura) abbordò un diavolo che portava un'anima a cavalluccio e gli domandò cosa succedeva.

Il diavolo digrignò i denti e rispose, violento: "Per mille di noi! E' Minosse, questo muso di cretino. L'è venuto un nodo alla coda e non gli riesce più di strigarla. Così non la può più avvolgere per indicarci in quale girone s'hanno a portare le anime". "E allora?" interrogò Virgilio. "E allora" continuò il diavolo "e allora siamo qui fermi e il lavoro ne soffre. Io son qui da stamani, senza sapere in dove devo scaraventare quest'animaccia!" In quella, un diavolo più ardito fece imbuto con le mani e berciò: "Oh Minosse, o se tu ce lo dicessi a voce e addio quel che si deve fare, accidenti a te ed alla tua coda pidocchiosa!" Minosse si alzò di scatto, furente, con due occhi che mandavano lampi e pareva che dovesse mangiare l'audace. Poi, però, sembrò ripensarci, ammiccò tra se, annuì, si schiarì, e come sollevato, esclamò: "Corpo d'un noi, tu hai ragione. Appunto mi facevano male le giunture della coda a forza di avvolgere e svolgere. E subito attaccò, rivolgendosi ai diavoli uno ad uno: "30 girone, 70 girone, 40 girone, 80 girone.. ..." Dante, di sotto alla toga di Virgilio, azzardò allora: "O come lo fanno il campionato qui? Da noi ci sono due gironi soli: andata e ritorno ma non poté finire perché Virgilio l'arronzò un cazzotto alla cieca che lo colse invece proprio in un occhio. Dante uscì di sotto le sottane e cominciò a ballare dal gran dolore. Mal gliene incolse perché l'adocchiò Minosse che subito disse ad un diavolo piantone: "Quello che salta, 60 girone". Ma qui intervenne Virgilio che spiegò l'equivoco e mostrò i documenti di libera circolazione.

Quindi Virgilio prese Dante in disparte e gli disse: "O un me lo fare sempre il coglione così, se no tu lo vedi come va a finire! Via vai laggiù dietro quei sassi, c'è un fiume, fatti due pezzette all'occhio, io ti aspetto qui". Dante s'avviò piagnucolando e Virgilio si mise a discorrere con Minosse di stipendi, affitti e così via. Era già passata una mezz'ora, quando arrivò un diavolo trafelato e eccitato: "Bisogna che ci mettete rimedio voi" disse tutto d'un fiato "Via, andate laggiù a vedere. C'è quell'uomo, con quel nasone, coso, come si chiama.... Al fiume ha incontrato Taide la puttana ed è successo uno scandalo, tanto che ho dovuto portare via quelle altre anime che facevano il bagno". Virgilio agguantò un legno che era in terra e si precipitò verso il fiume. Arrivato alla sponda, vide sbucare Dante in mutande di dietro un masso rincorso da una donna tutta spettinata, in camicia, che vociava: "Questo sudiciume!!! Non vuole pagare!! E glielo do io, glielo do....!" Dante, sempre rincorso, passò a tiro di Virgilio che gli lanciò andare il legno sul groppone e Dante andò giù quanto era lungo. Taide allora gli fu addosso e giù pedate e graffi e schiaffoni. Meno male che arrivarono due diavoli che la ressero e l'allontanarono! Virgilio era andato intanto a prendere il vestito di Dante e questi se lo rinfilò a fatica, tutto indolorito com'era dalle botte. Vestito che si fù, Virgilio gli fece un gesto e si incamminarono senza dir verbo.

A una cantonata trovarono un diavolo vecchio e cencioso che appena vide Dante cominciò a sfotterlo: "O coglione, l'hai avute, eh? Ritornaci da Taide!" Dante, orgoglioso e permaloso com'era, scrisse poi che quello diceva: "Pape satan, pape satan aleppe" in modo che nessuno ha mai capito fino ad oggi cosa volesse significare. Infine, arrivarono in una gran grotta, il fondo della quale era tutto una lastra di ghiaccio. Dante, che voleva fare il disinvolto, andò avanti spedito, ma fatti due passi sdrucciolò e andò a sbatacchiare addosso al Conte Ugolino che era lì a far merenda.

"O che ci fa lei qui, Signor Conte?" gli chiese Dante che l'aveva riconosciuto. "Che ci fò! E me lo domandi, pezzo di lazzarone. Tu mi ci hai messo tu nel tuo libro. Che ci fò, eh!" E così dicendo, badava a guardarsi intorno per vedere se trovava un sasso o qualcos'altro da tirargli addosso. Ma Dante si era prudentemente allontanato e tutto confuso stava a guardare, mentre Virgilio, che soffriva terribilmente di geloni, era rimasto all'asciutto. E il Conte Ugolino ricominciò: "Hai capito, bugiardo d'un fiorentino, tu sei andato a inventare che ho mangiato i miei figlioli. O per che l'hai presi? Per le cee?" "Ma io," si provò a dire Dante "l'avevo sentito dire, anzi lo dicevano tutti che era andata in quel modo". "Gnamo, gnamo, non facciamo tanto lo stolto "lo rimbeccò il Conte" Bada piuttosto se tu cambi il libro e se tu mi fai levar di qui e presto, perché ho un freddo ai piedi che non ne posso più"!

Dante prese nota e con due altri sdruccioloni ritornò da Virgilio che s'era trovato in tasca qualche cicca e si stava arrotolando una sigaretta. "E ora" domandò Dante "in dove si va" "Ora c'è poco a finire il giro" rispose Virgilio "Andiamo di là" e s'avviò. Dante, però, in fondo a una scesa, aveva visto qualcosa. Con la scusa di fare un po' d'acqua, piantò Virgilio e si buttò giù di corsa, arrivando proprio in tempo a prendere l'ultimo 19 Rosso che l'avrebbe portato a due passi da casa..

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