Ma cosa erano i salacchini
Se lo domandi a qualcuno delle nuove generazioni c'è da sentirsi rispondere: "Chi li faceva? Il Mulino Bianco?" Qui, infatti, non ci si raccapezza più. Infinite cose sono sparite, cambiate, dimenticate. In cinquantenni, dall'ultima grande guerra, i modi di vivere e convivere, di mangiare, di vestirsi, ecc. ecc. hanno subito mutamenti come non era avvenuto dalle Guerre Puniche in poi.
In meglio o in peggio? Tralascio i pareri al riguardo e tralascio anche le grandi scoperte e conquiste, le grandi innovazioni, i profondi sconvolgimenti politici, sociali, culturali.
Mi soffermo, invece, su tante piccole cose, sui fatti minori che pure tanta parte hanno negli usi e costumi del quotidiano vivere e che ormai non esistono più, sono cambiati, irriconoscibili.
Come, appunto, i Salacchini, che sono scomparsi!
Prendete, così a caso, gli occhiali da sole. Fino a poco tempo fa erano grandi per dare la maggiore protezione agli occhi e si portavano appoggiati sul naso. Ora sono sempre più piccini, neri come quelli dei "non vedenti" (anche questi sono una recente "mutazione", insieme ai "non udenti", allorché i muti sino rimasti muti, come i falegnami, gli elettricisti, i dattilografi, i farmacisti, ecc. ecc. mentre loro colleghi lavoratori hanno ottenuto sostanziali promozioni d'immagine: i già trombai divennero prima stagnini per approdare infine a "idraulici", gli spazzini furono riqualificati in "netturbini" e poi definitivamente premiati con "operatori ecologici"). Occhialini neri, dunque dicevo, da portarsi preferibilmente non sul naso ma ritti sul capo, intrufolati tra i capelli. Sul naso, casomai, solo di notte, tanto, scuri come sono, buio più buio meno!
E i pull-over e i golfini? Non più indossati o messi sulle spalle, ma annodati per le maniche intorno alla vita a foggia di gonnellino scozzese. Le scarpe che dovevano essere, tra l'altro leggere e flessibili, più ora sono rigide come mattoni e vicine alle necessità di un elefante, meglio è. Insomma si vendono a peso e secondo il volume e più stringhe hanno più queste vengono tenute sciolte.
Uno strappo nei pantaloni era immediato oggetto di laboriosi rammendi, ricorrendo magari anche alle Monache di Clausura che erano bravissime a farli. Oggi, gli strappi e le sfilacciature fanno "in" e se la mamma si provasse a rammendarli rischia che il figlio abbandoni casa e famiglia.
Le mele erano "francesche" e "panaie". Ora parlano inglese. Sono Golden, Stark e così via (ma questi inglesi che prepotenti! Nelle loro isole piovigginose raccoglieranno si e no un paniere di meluzze all'anno eppure hanno voluto battezzare tutte le mele del mondo!).
Come le scritte sui pullman, "aria condizionata", ecc. Tutte rigorosamente in inglese, anche se il pullman è di Rocca-cannuccia ed a cominciare dal proprietario all'autista e fino all'ultimo passeggero non ce né uno che sappia cosa vuol dire "good morning".
Tra poco anche la scritta della panzanella sarà scritta in inglese e chi non abbia frequentato almeno un corso al British School non saprà più come farla!
Il desinare è diventato colazione, la cena, pranzo (ad un congresso ci annunciarono che "la colazione sarebbe stata servita alle 13 ed uno del mio gruppo esclamò: "Accidenti! Si levano da letto tardi da queste parti!")
La minestra di pane si chiama sempre più "ribollita" e la rucola, da insalatuccia di campo ha invaso ora antipasti, primi e secondi. A quando "caffè-latte con rucola?
E il pollo? Una volta era un boccone da signori (quando un contadino mangiava un pollo, diceva un mio conoscente, "o era malato il contadino o era malato il pollo")
Attualmente il pollo è una banale, declassata pietanza, mentre baccalà, stoccafisso, acciughe che erano comuni sul magro desco dei poveri, tra poco saranno quotati in borsa, insieme alle azioni FIAT ed a quelle delle Generali.
Non parliamo delle biciclette. C'erano da uomo, da donna, da mezza-corsa e da corsa e pesavano quanto il ciclista. Quelle di oggi sono gioielli della tecnica, leggerissime, unisex, con più cambi di una Ferrari e quanto ai prezzi possono ben figurare in una vetrina di Bulgari.
Ci si andava vestiti così come eravamo; tutt'al più si fermavano i pantaloni, in fondo, con un pezzo di molla da sveglia perché non si impigliassero nella catena.
Guardateli ora i ciclisti! Anche per andare a Santa Lucia si bardano come Pantani sul Mortirolo!
In un ristorante al mare chiesi una spigola al forno. Mi risposero: "non teniamo pesce" e mi proposero cinghiale in umido. Poco tempo dopo, in una trattoria di un paesino sperduto fra i monti già pregustavo un fritto di coniglio e porcini ma il cameriere mi prese in contropiede e mi suggerì sogliole fresche! C'è più filo spinato nei nostri boschi che sulla Linea Maginot. E reti, recinzioni, catene, cartelli con vietato questo e quello. In certi punti che da meravigliarsi di non trovare anche torrette di guardia e tanto di sentinelle con elmetto e mitra che ti berciano "Achtung!!!"
"Scusi si va di qui per Mathausen?"
L'aria, per fortuna no.
Per ora la lascio passare attraverso i reticolati e le maglie delle reti e continua a giungere fino a noi.
"Aria boschiva" dice Sabatino e la respira beato insieme al cane accucciato ai suoi piedi.
Aria boschiva! Speriamo che duri!