Uno sguardo oltre e dentro le mura

E continuando il discorso su San Gimignano bisogna dare una occhiata oltre le mura, sulla campagna che no è soltanto una splendida cornice, ma una vitale linfa, con lo zafferano una volta, con la vernaccia oggi.

La nostra campagna è bella. Fatta bella dalla natura e dal lungo lavoro dell'uomo che là piantò filari di cipressi a frangere il vento, qua eresse un casolare ad addolcire il declivio di un colle. Con i suoi avamposti di orti, insinuati tra le mura ed i palazzi, la campagna comincia sotto le nostre finestre. Gli stessi vasi di basilico sui davanzali sono già campagna, insieme ai fichi selvatici ed ai bocca lacci abbarbicati sulle torri.

Dal Poggio del Comune, prima i boschi e poi i filari di vigne e gli uliveti, appaiono come un'onda lenta di verdi, ora intensi, ora sfumati, che scende a valle e poi risale il colle di San Gimignano e, infine, scavalcandolo, si adagia verso l'Elsa.

Anche la gente di San Gimignano è da sempre figlia e madre della sua campagna. La sente e la vive come le piazze e le strade del paese e Poggio Attendi o Pian di Sala, Sant'Andrea o Montauto, sono nomi familiari come Via di Mezzo o Berignano. Generazioni di carbonai, di cacciatori, di fungaioli o semplicemente di gente alla ricerca di un po' di terriccio per i vasi di casa o di borraccina per la Capannuccia, hanno tracciato e percorso viottoli e sentieri.

E' vicino il tramonto. Dalla Rocca, ancora lambita dal sole, come le torri, la campagna appare già coperta dall'ombra del Poggio. Su una casa lontana un filo di fumo cilestrino ristà un momento, schiacciato sul tetto e poi svanisce nel soffio del tramonto.

I corvi svolazzano di torre in torre; si contano, si preparano al serale migrare nei campi. C'è tanta pace ed anche i rintocchi dell'"Or di notte" sono pace.

Seduto, poi, su uno scalino del Pozzo di Piazza, attendo l'ora di cena. Passano gli ultimi turisti, passa gente del paese e, se chiudo gli occhi, passano anche quelli che ormai non ci sono più.

Passa Delia e mi dice "Oh Piero" e io le rispondo "Oh Delia" e ci siamo detti tutto. Passa Enrica e le faccio un cenno con la mano che lei mi ricambia ed è un discorso cominciato da anni, dai tempi del Gioco del Leone e delle merende con pane, vino e zucchero.

L'orologio della Rognosa batte un tocco. Sono le sette. Un turista accanto a me guarda il suo orologio e rimane perplesso. Ma è il nostro orologio che segna il nostro tempo, non il suo..

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